Ennio Flaiano vs. Indro Montanelli PDF Stampa E-mail
Sabato 30 Agosto 2008 13:37

flaianoEnnio Flaiano fu il più fine e sagace tra i giornalisti e gli scrittori italiani del secondo dopoguerra, anche se la sua fama è dovuta soprattutto alla collaborazione con Fellini. L'ironia che contraddistingueva la sua penna gli permetteva un disincanto e una leggerezza che oggi ce la fa considerare profetica, ben più dello sguardo che di quei tempi pareva clinico e infallibe di giornalisti di razza, talvolta avventurieri altre volte travolti dagli eventi, come Indro Montanelli, e la sua leggendaria Lettera 22 (giustamente esposta al MoMA di New York). Entrambi specializzati nella terza pagina, una curiosità giornalistica tutta italiana, esprimevano dall'alto di uno stile impeccabile due visioni contrapposte del mondo e dell'arte (il giornalismo) che di esso ne dà la lettura più popolare: da un lato lo si guarda spassionatamente intendendo che la nostra apparizione è cosa fugace e ogni traccia lasciata sarà comunque cancellata dal tempo, dall'altro con la convinzione di poter agire sugli eventi convinti per di più di poter essere o quantomeno diventare protagonisti del proprio tempo, sulle orme dei tanto celebrati pionieri dello yellow journalism. Non è un caso che Montanelli, che si dedicava ai grandi temi e alle grandi storie, sia ben più ricordato e citato ad esempio di Flaiano, che si dedicava agli aspetti minuti della società.

Questo nonostante il primo sia celebre anche per una delle previsioni clamorosamente errate sui giorni odierni ("io voglio che vinca, faccio voti e faccio fioretti alla Madonna perché lui vinca, in modo che gli italiani vedano chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, Berlusconi anche al Quirinale, Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni. L'immunità che si ottiene col vaccino", un'immunità che paradossalmente pare aver ottenuto qualcun altro), mentre il secondo è assai trascurato seppure oltre trent'anni fa ebbe a dire che "tra trent'anni l'italia sarà, non come l'avranno fatta i governi, ma come l'avrà fatta la televisione", e aggiungendo in un'altra occasione - quasi a descrivere una caratteristica sempiterna della condizione del paese - che "la situazione politica in italia è grave ma non è seria" .

[mb]

Ultimo aggiornamento ( Sabato 30 Agosto 2008 22:14 )